
Il 29 settembre 2026, Vogue ha pubblicato “All Hail the Chicory—The Most Wonderful Thing You Can Put On Your Plate”, un articolo della giornalista Tamar Adler dedicato al mondo delle cicorie italiane, alla loro storia e alla straordinaria varietà di forme, colori e sapori che caratterizza questi ortaggi. Un viaggio tra il Veneto, i campi di radicchio e la cucina, che ha portato anche alla scoperta del lavoro di Smarties.bio.
Tutto è iniziato qualche mese prima, quando Tamar ci ha contattati per raccontarci il progetto editoriale a cui stava lavorando per Vogue. Dopo aver ricevuto da Lane Selman, Oregon State University, leader del progetto Culinary Breeding Network e coautrice del libro “Radicchio: A Celebration of the Beloved Italian Vegetable”, il suggerimento di incontrare Andrea di Smarties.bio, la giornalista ci ha scritto per organizzare una visita. Ci siamo subito resi disponibili, proponendole di accompagnarla nei campi di produzione e di mostrarle da vicino la nostra realtà.
Da quel primo contatto è nato un incontro che ha portato Tamar a scoprire il mondo delle cicorie attraverso il nostro lavoro, le coltivazioni del territorio e la cucina. La visita si è trasformata in un percorso tra agricoltura, selezione varietale e gastronomia: tra un pranzo a base di radicchio al ristorante Cappello (a Rosolina) e una cena al ristorante Aloha (a Chioggia), passando per i campi di Chioggia e una degustazione dedicata alle diverse tipologie presso Namelaka Caffè & Bakery.

Dalle origini della cicoria alla straordinaria diversità dei radicchi
Uno dei temi centrali dell'articolo è la storia della cicoria (Cichorium intybus), una specie che comprende tipologie molto diverse tra loro: dalla Catalogna alla Cicoria Rossa di Chioggia, fino ai numerosi radicchi coltivati in Italia.
Durante il suo viaggio, Tamar ha potuto comprendere come le piante che oggi conosciamo per i loro cespi compatti, le nervature bianche e le foglie rosse o variegate sono il risultato di un lungo processo di selezione e trasformazione. La cicoria selvatica, citata già nelle testimonianze dell'antichità, aveva caratteristiche molto diverse da quelle che apprezziamo oggi. Attraverso il lavoro degli agricoltori e la selezione delle piante, nel corso del tempo sono nate varietà sempre più riconoscibili e adatte a differenti condizioni di coltivazione e utilizzi gastronomici.
Dalla Cicoria Rossa di Chioggia, con il suo cespo rotondo e compatto, alla Cicoria Rossa di Treviso Precoce, dalla forma allungata, fino al Tardivo, con le sue caratteristiche foglie arricciate, ogni tipologia presenta peculiarità che la rendono unica. Questa diversità è il risultato dell'interazione tra genetica, ambiente e conoscenze agricole. È anche ciò che rende il mondo delle cicorie così interessante per chi, come noi, si occupa ogni giorno di selezione varietale.

Nei campi di Chioggia, alla scoperta del lavoro di Smarties.bio
La visita di Tamar prosegue a Chioggia, territorio d'origine della Cicoria Rossa di Chioggia e luogo in cui la coltivazione di queste varietà è profondamente intrecciata alla storia agricola locale.
Qui accompagniamo la giornalista alla scoperta dei campi e delle prove varietali, mostrando quanto possa essere articolato il lavoro di selezione: dietro un singolo nome commerciale possono esserci varietà differenti, ciascuna sviluppata per rispondere a specifiche condizioni di coltivazione e a esigenze produttive diverse.
Nei nostri campi sperimentali, la giornalista osserva da vicino le varietà di Cicoria Rossa di Chioggia — Vesuvio, Stromboli, Teide — e quelle di Cicoria Rossa di Verona, tra cui Alpone e Pasqualino.
Le differenze tra queste varietà non si limitano all'aspetto esteriore. Ogni selezione è pensata per determinate condizioni di semina, crescita e raccolta, con caratteristiche che rispondono alle necessità dei produttori.
Come emerge dal racconto di Tamar, la selezione delle cicorie presenta anche sfide particolari. Queste piante tendono all'impollinazione incrociata, un meccanismo naturale che favorisce la diversità genetica, ma che rende più complesso ottenere linee uniformi e mantenere stabili le caratteristiche desiderate.
Il nostro lavoro si sviluppa quindi in un equilibrio costante tra diversità e selezione: preservare l'identità delle diverse tipologie e, allo stesso tempo, sviluppare varietà capaci di rispondere alle esigenze dell'agricoltura contemporanea.
Innovazione varietale: il radicchio oltre i cicli tradizionali
Tra gli aspetti raccontati nel reportage c'è anche la possibilità di coltivare alcune tipologie di radicchio al di fuori dei periodi tradizionalmente associati alla loro produzione.
Ottenere varietà adatte a differenti cicli colturali significa offrire agli agricoltori maggiori possibilità di programmazione e rispondere a esigenze produttive specifiche. Si tratta di un lavoro che richiede esperienza, sperimentazione e un'attenta valutazione del comportamento delle piante nelle diverse condizioni ambientali.
Il radicchio continua così a evolversi senza perdere il legame con il territorio e con la tradizione agricola da cui proviene.
Forzatura e imbianchimento: la tecnica alla base della Cicoria Rossa di Treviso Tardivo
Un'altra parte importante dell'articolo è dedicata alle tecniche che contribuiscono a definire le caratteristiche della Cicoria Rossa di Treviso Tardivo, una delle tipologie più particolari e riconoscibili del panorama orticolo italiano.
La sua produzione prevede una fase di forzatura e imbianchimento: dopo la coltivazione in campo, le piante vengono raccolte con le radici e trasferite in condizioni controllate, al riparo dalla luce. Durante questa fase le piante continuano a crescere e sviluppano le caratteristiche foglie allungate e arricciate tipiche del Tardivo. L'assenza di luce limita lo sviluppo della clorofilla e contribuisce a modificare le caratteristiche delle foglie e il loro profilo gustativo. Le tecniche utilizzate nelle fasi successive alla raccolta sono quindi fondamentali per ottenere il prodotto che arriva sulle nostre tavole.
Come spieghiamo a Tamar nel corso della visita, il radicchio non è il risultato della sola genetica: le caratteristiche finali dipendono anche dal modo in cui la pianta viene coltivata, raccolta e lavorata.

Dal campo alla tavola: una degustazione dedicata alle diverse varietà
Il viaggio di Tamar Adler prosegue a tavola, dove le differenze osservate nei campi diventano un'esperienza gastronomica. Il giorno successivo alla visita, presso Namelaka Caffè & Bakery di Campagna Lupia, lo chef Michael Trolese prepara un menu di cinque portate dedicato alle diverse tipologie di radicchio, valorizzandone sapori e consistenze attraverso preparazioni differenti.
Il percorso comincia con un'insalatina di Cicoria Variegata di Castelfranco, accompagnata da crostini, formaggio di capra, uovo e noci tostate. La croccantezza delle foglie e le note delicate della varietà offrono un primo esempio di come il radicchio possa essere apprezzato anche in preparazioni semplici, in cui la qualità dell'ingrediente rimane protagonista.
Seguono gli involtini di Cicoria Rossa di Treviso Precoce, con formaggio Asiago e pancetta, e una preparazione di tartare di manzo servita con Cicoria Rossa di Chioggia cotto e insaporito con aceto balsamico. Il menu prosegue con un risotto al Tardivo e fonduta di provola affumicata, fino alla guancia di vitello brasato all'Amarone, accompagnato da radicchio grigliato.

Le diverse portate mostrano come le caratteristiche delle cicorie possano cambiare profondamente in base alla varietà e alla preparazione. La nota amara, elemento distintivo di questi ortaggi, si combina con la dolcezza che emerge durante la cottura e con ingredienti capaci di creare contrasti di sapore e consistenza.
Il racconto non si conclude con la visita. Tamar porta con sé alcune varietà e, una volta rientrata, le sperimenta nella propria cucina, preparando nuove ricette a base di cicorie di Treviso, Chioggia e Castelfranco. Un passaggio che amplia ulteriormente il senso del reportage: il radicchio, nato da una storia agricola profondamente locale, può diventare fonte d'ispirazione anche molto lontano dal suo territorio d'origine.
Raccontare la biodiversità, valorizzare il territorio
L'articolo di Vogue offre uno sguardo sul mondo delle cicorie che va oltre la dimensione gastronomica. Racconta una storia fatta di selezione, sperimentazione, tecniche di coltivazione e competenze tramandate nel tempo, mettendo in evidenza il ruolo delle persone che contribuiscono a mantenere viva questa diversità.
Per Smarties.bio, essere parte di questo reportage significa condividere il valore del lavoro quotidiano sulle varietà e far conoscere a un pubblico internazionale il patrimonio agricolo di Chioggia e del Veneto. Significa anche raccontare come la tradizione possa continuare a evolversi attraverso la ricerca e l'innovazione varietale. Siamo felici che il nostro lavoro abbia trovato spazio in un racconto internazionale dedicato a un prodotto così rappresentativo del territorio in cui operiamo. La storia raccontata da Tamar Adler mostra quanto ci sia ancora da scoprire dietro le cicorie e quanto sia importante continuare a studiarle, coltivarle e condividerle.
Leggi l'articolo completo su Vogue: All Hail the Chicory—The Most Wonderful Thing You Can Put On Your Plate.